Il Tirreno – Targa al Famedio per Carlo Coccioli “lo scrittore alieno” accostato al Nobel
L’omaggio del Comune su proposta del Rotary
Targa al Famedio per Carlo Coccioli “lo scrittore alieno” accostato al Nobel
Marco CeccariniLivorno Carlo Coccioli, uno dei maggiori scrittori italiani contemporanei, tra i pochi narratori livornesi di caratura internazionale, è adesso ricordato al Famedio di Montenero. Medaglia d’argento al valor militare per atti di Resistenza, laureato in Lingue e letterature araba ed ebraica all’Istituto orientale di Napoli, Coccioli scriveva regolarmente in italiano, francese e spagnolo ed i suoi libri sono stati tradotti, spesso da lui, in una ventina di lingue del mondo. Era un uomo di grande cultura ed intensa spiritualità. In Messico veniva considerato l’alternativa ad Octavio Paz, in Francia il Gide italiano con chiaro riferimento ad André Gide, in Portogallo ha avuto anche tre editori che si contendevano i suoi libri, negli Stati Uniti gli fu affidata una cattedra di letteratura all’università del Texas. Eppure, nonostante ciò, ancora oggi in Italia non è adeguatamente valorizzato, benché in Italia abbia sempre mantenuto una casa, prima a Firenze e poi a Livorno, città quest’ultima in cui ha abitato dal 1993 al 1995 assieme al figlio adottivo Héctor Javier.Nato a Livorno il 15 maggio 1920, scomparso a Mexico City il 5 agosto 2003, è oggi sepolto nel cimitero ebraico di Atlixco, nello stato di Puebla, in Messico. Il nome di Coccioli, negli anni Settanta, fu accostato al premio Nobel per la letteratura. Finalista al Campiello e allo Strega, vincitore del Premio Basilicata, si aggiudicò, in Italia, anche il Premio Napoli e il Comisso. Il critico letterario ed accademico Carlo Bo lo definì “uno scrittore alieno”, Curzio Malaparte affermò che i suoi dialoghi erano “taglienti, intensi, anche allucinanti”, mentre Pier Vittorio Tondelli lo definì “lo scrittore assente” per la sua capacità di essere sulla scena letteraria italiana nonostante vivesse a migliaia di chilometri di distanza.La casa livornese di Coccioli fu un vero e proprio crocevia di intellettuali, uomini e donne di cultura. Si parlava di letteratura, ma non solo: anche di politica, economia, argomenti vari, perfino di cose frivole. Ha praticato quattro diverse religioni – cattolica, ebraica, induista e buddista – nel segno di una trasformazione esistenziale che è stata anche trasformazione spirituale. Coccioli, in letteratura, ha introdotto il tema dell’omosessualità in una modalità poetica di conciliazione con la fede. È stato, in questo, un precursore. Nei suoi scritti, però, hanno trovato cittadinanza anche i temi della spiritualità, dell’alcolismo e dell’animalismo. Ieri il Comune di Livorno, su proposta del Rotary Club Livorno, ha reso omaggio all’uomo e alla sua indiscussa originalità letteraria.l© RIPRODUZIONE RISERVATA
Esaudito un desiderio del narratore livornese dopo l’intitolazione di una via a Porta a Mare
Nella targa scoperta ieri al Famedio di Montenero in onore di Carlo Coccioli si legge: “In memoria dello scrittore Carlo Coccioli, 1920-2003, romanziere plurilingue”. La targa è stata posata dal Comune di Livorno su proposta del Rotary Club Livorno. Alla cerimonia hanno partecipato l’assessora alla Cultura del Comune, Angela Rafanelli, la presidente del Rotary Livorno, Marina Pesarin, il socio del Rotary che ha proposto l’iniziativa, Marco Ceccarini, la presidente di Agedo, Rita Rabuzzi, in rappresentanza del centro di ascolto Lgbtq+ L’Approdo, il presidente provinciale dell’Anpi, Gino Niccolai, e Massimo Bianchi della commissione Toponomastica. Era presente il nipote dello scrittore, Marco Coccioli, giunto da Milano, mentre dal Messico il figlio Javier Coccioli Flores ha inviato un messaggio di ringraziamento. Esaudito così quello che era un piccolo desiderio dello scrittore, di avere “una targa piccina piccina” al Famedio, come a suo tempo aveva confidato a pochi amici. Si tratta di un altro importante passo in avanti verso la sua definitiva valorizzazione, dopo l’intitolazione di una strada nel 2014 a Porta a Mare, non distante dagli scali Novi Lena dove era nato, e dopo la Livornina d’Oro alla memoria che il Comune gli ha conferito nel 2019.
